“- A chi scrivi quella lettera? – chiese un giorno un monaco a un fratello.- Ad abba Serapione – rispose costui.- Ma perché la scrivi così lentamente?- Tu non sai con quanta lentezza legga il buon abate…”
“Io credo più nelle forbici che nella penna.”
“Buttate pure viaogni opera in versi o in prosa.Nessuno è mai riuscito a direcos’è, nella sua essenza, una rosa.”
“Il poeta è un grande artiere,che al mestierefece i muscoli d’acciaio:Capo ha fier, collo robusto,nudo il busto,duro il braccio, e l’occhio gaio.”
“Muor Giove, e l'inno del poeta resta.”
“Or chi pria leverà d'Italia il gridoSpezzando il vario, infame, antico freno?Di martiri e d'eroi famoso nido,Voi Modena e Bologna.Oh al dì serenoDi libertà cresciute, anime altereTra i ceppi sanguinanti e gli egri esigliE gli orrendi martòri in prigion nere,Voi ne' tedeschi e ne' papali artigliChi più mai renderà, poi che un volereRaccoglie alfin de la gran madre i figli?”